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Gli “INCEL”, involuntary celibates

Gli INCEL, INvoluntary CELibates

INCEL è un temine ancora poco conosciuto, che invece si sta facendo largo online .

Esso deriva dalla fusione di due parole : INvoluntary e CELibates, che  in italiano potremmo tradurre con “celibi involontari”.

Il fenomeno riguarda uomini indirettamente sfavoriti o esclusi da contesti di paternità e di famiglia coniugale.

Cosa significa veramente?

Gli INCEL sono uomini eterosessuali ,affetti da  profonda sofferenza psicologica, perché nonostante l’intensa aspirazione ad una vita di coppia, non riescono, in concreto, ad instaurare nessun tipo di relazione affettiva con rappresentanti dell’altro sesso. 

Tale disagio non è passeggero, ma è sistematico e duraturo nel tempo.

Tali soggetti percepiscono  una forte frustrazione ed esasperano i loro pensieri mediante teorie autocommiseranti e misogine, convincendosi che le donne siano interessate solo all’aspetto fisico, alla ricchezza e allo status (teoria LMS) scartando a priori chi non possiede tali caratteristiche.

Ne consegue la loro ossessione per l’aspetto esteriore, l’idea che gli altri uomini siano più belli e la convinzione che le donne compiano le loro scelte affettive solo in base a precisi canoni e requisiti estetici, tralasciando completamente il peso che ha la personalità di un individuo nella scelta di un partner.

Gli INCEL attribuiscono i loro insuccessi sentimentali alle donne, che li hanno emarginati, precludendo loro una possibile vita di coppia.

Per capire le motivazioni di tale emarginazione si costruiscono delle ipotesi spesso legate a sensazioni di inferiorità : “sono troppo brutto per lei…”, “sicuramente avrà già un altro più intelligente…”, “faccio un lavoro da poveraccio ecco perché non mi vuole”. Fino ad arrivare a idee deliranti nelle quali pensano che sia proprio il mondo o il destino ad ostacolarli nel rapporto con l’altro sesso.

Cosa c’è dietro?

Non ci si può fermare solo all’apparenza, definendo questi soggetti misogini, ma è necessario andare a fondo e capire le ragioni del loro disagio.

Essi presentano una radicata insicurezza di fondo, nascosta da una focalizzazione costante sul mondo esterno.

La loro valutazione degli eventi è esterna, poiché ritengono che quello che accade loro sia principalmente influenzato dagli altri o dal fato, ma non dalle proprie azioni (locus of controllo esterno). Di conseguenza la colpa non è mai loro, ma sempre del destino o degli altri.

Eventuali  scoppi improvvisi di rabbia e aggressività, soprattutto nelle situazioni in cui si sentono rifiutati dal partner e un conseguente estraniamento sociale aggravano la loro condizione di isolamento ed esclusione.

Molto raramente si assiste ad una spontanea richiesta di terapia espressamente legata al forzato celibato, più spesso un vissuto secondario depressivo  fa da campanello da allarme a questo disagio e apre la strada verso il percorso psicologico.

Cosa fare a livello terapeutico

A livello terapeutico è importante non soltanto intervenire sui soggetti sofferenti, ma soprattutto prevenire queste forme di disagio, mediante un capillare lavoro di informazione e supporto che coinvolga la popolazione, in generale, nel prendere atto di un problema che non conosce distinzioni di classe, cultura o fasce di età.

Sono Chiara Maria De Leone psicologa clinica, laureata nel 2017 presso l’università Carlo Bo di Urbino, iscritta all’albo degli psicologi delle Marche dal 2019. Ho completato il corso di formazione per Tutor DSA e attualmente frequento un Master per i disturbi specifici dell’apprendimento con l’Istituto Galton, ricerca e formazione” di Roma, ente accreditato MIUR. Attualmente sono in formazione per diventare psicoterapeuta presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC con sede ad Ancona.

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