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ACT – IL SISTEMA DI COACHING PER OTTIMIZZARE LA PERFORMANCE E PREVENIRE IL BURN OUT NEL MANAGER D’AZIENDA E NELLO SPORTIVO

PREMESSA

Le aziende, al pari delle società sportive, possono rappresentare per le persone di ogni età sia un terreno di evoluzione ma anche un possibile luogo di conflitti e frustrazione. La propensione verso la prima o la seconda ipotesi dipende sia dall’approccio mentale che i singoli adottano, sia dall’organizzazione della struttura stessa che può orientare l’individuo verso una dimensione eccessivamente sbilanciata sulla competizione a discapito della cooperazione e di un atteggiamento mentale e relazionale equilibrato.

Questo articolo si occupa di presentare il modello ACT, un approccio di Mental Training di ultima generazione, efficace sia in ambito clinico, sia in ambito aziendale come attività di welfare societario, sia infine nel contesto sportivo, al fine di supportare e sviluppare le competenze psico-fisiche del proprio management o dei propri atleti.

In qualche modo l’ambito aziendale e quello sportivo hanno aspetti in comune relativi alla costante richiesta di raggiungere obiettivi periodici. Il manager d’azienda, così come lo sportivo, spesso si trova a dover dominare situazioni di particolare stress e di difficile gestione. Il metodo ACT, come approccio sviluppato in seno al più grande insieme delle pratiche Mindfulness (per saperne di più sulla Mindfulness clicca QUI), sta dimostrando in un numero crescente di ricerche scientifiche evidence based di essere un valido sistema di gestione dello stress per l’ottimizzazione della performance e per prevenire il burn out. Il metodo ACT implica la possibilità, attraverso uno specifico allenamento mentale, di sviluppare uno stato mentale in grado, soprattutto in situazione di stress elevato, di determinare maggior apertura, creatività e possibilità di gestire le difficoltà, nonché favorire un clima di gruppo maggiormente funzionale al raggiungimento degli obiettivi.

Secondo l’approccio ACT la “flessibilità psicologica” rappresenta lo scopo ultimo delle pratiche Mindfulness e ancor di più in questa fase storica di emergenza, laddove le società sono impegnate con piani di rilancio post COVID e dove le persone sono chiamate ad un processo di rivisitazione delle proprie competenze.

COS’E’ LA FELICITA’?

Russ Harris, famoso psicoterapeuta di origini australiane e divulgatore del metodo ACT, autore del libro best seller“La trappola della felicità”, definisce il successo come un qualcosa che tutti bramiamo, a cui tutti ambiamo e vogliamo raggiungere poiché associato all’idea di felicità. Secondo Russ Harris la felicità ha tuttavia due possibili differenti significati e molto cambia a secondo del significato che noi le attribuiamo.

Il significato più diffuso e illusorio è legato all’idea che una volta raggiunto un obiettivo importante si possa raggiungere uno stato mentale abbastanza stabile di felicità, di piacere, di contentezza o gratificazione, come ad esempio dopo il raggiungimento di una promozione professionale o della vittoria in una competizione. Tuttavia, secondo Harris, questo modo di intendere la felicità pone un primo problema intrinseco, ovvero questo tipo di felicità per quanto possa segnare un miglioramento socio-economico non è per nulla duratura, è destinata anzi a durare poco e per quanto possiamo tentare di trattenere le emozioni positive, queste dopo un po’ fisiologicamente tendono a scivolare via.

Il secondo significato di successo e felicità che secondo Harris possiamo utilizzare riguarda invece l’intenzione di vivere una vita ricca e significativa in termini di valori personali. Vivere una vita piena e significativa secondo l’autore vuol dire addestrare la propria mente a contemplare tutta la gamma delle emozioni esistenti, tanto quelle positive che negative. Ciò significa che è necessario sempre considerare l’idea che la vita comprende anche il dolore e quindi sta alla persona allenare la propria mente, disciplinarla, ad accettare anche le parti “meno gradevoli” dell’esperienza, per poter ottenere una vita effettivamente “felice” e gratificante.

Se chiediamo ad un manager di azienda cosa è per lui la felicità sul lavoro, come risulta da molti questionari provenienti dalle Risorse Umane, molto spesso dai report emerge che la felicità sta nel raggiungere i propri obiettivi di fatturato, aumentare il proprio introito o scalare i vertici dell’azienda. Per lo sportivo allo stesso modo riguarda centrare gli obiettivi stagionali e vincere le competizioni di maggior rilevanza. Molti quindi sono orientati al raggiungimento della meta e molto pochi a godersi il viaggio con tutti gli imprevisti che lo caratterizzano.

Il problema è proprio relativo al fatto che molto spesso le persone tendono illusoriamente ad associare il raggiungimento del successo ad emozioni di felicità stabili, tenendo poco conto del fatto che il famigerato “successo” è solo per uno, ovvero chi vince. Inoltre la maggior parte dei fattori che portano al successo non dipendono solo dalle qualità individuali ma anche da una serie di fattori esterni di fatto non controllabili, come la simpatia del capo, oscillazioni socio-economiche imprevedibili, il caso. Dobbiamo quindi abituarci all’idea che la felicità è qualcosa di evanescente, di transitorio, che in buona parte non dipende da noi ed è alternata da tanti momenti difficili e dolorosi. Inoltre, anche dopo che il successo viene raggiunto, si andrà incontro necessariamente ad un susseguirsi di nuovi obiettivi, potenzialmente infiniti, che l’azienda o la società sportiva – o il proprio giudice interno o Sé pensante – individueranno subito dopo raggiunti i precedenti.

Saper gestire quindi il difficile percorso verso il successo, lastricato da fallimenti, conflitti con i colleghi o compagni, infortuni e problematiche varie, é un tema centrale per il manager e lo sportivo al fine di evitare di cadere nel Burn Out (ovvero la sindrome che porta all’esaurimento delle energie e delle motivazioni), estremamente diffuso non solo nella categoria dei dipendenti e manager over 40, ma anche negli sportivi. Altrettanto importante é lo sviluppo delle qualità mentali necessarie prima di una prestazione di alto livello (public speaking, obiettivi aziendali, competizioni agonistiche).

QUALI SONO LE TECNICHE ACT PER ALLENARE LA NOSTRA MENTE?

Ancora non ne abbiamo parlato, ACT è un acronimo e significa “Acceptance and Commitment Therapy” (ovvero terapia volta all’accettazione e alla definizione di azioni impegnate in linea con i propri valori) e si basa su sei step fondamentali, l’uno irrinunciabilmente interconnesso agli altri. Vediamoli di seguito in dettaglio:

  • La Defusione: la possibilità di approcciarsi ai pensieri in un modo nuovo, affinché abbiano un impatto ed una influenza minore su se stessi, in questo modo i pensieri spiacevoli/spaventanti avranno meno potere su se stessi;
  • L’Espansione: significa addestrarsi a fare spazio alle sensazioni spiacevoli anziché allontanarle o reprimerle, piuttosto contenerle, in questo modo anziché creare fastidio fluiranno in modo più semplice e più rapidamente. ACT, sta per accettazione;
  • La Connessione: riguarda imparare a connettersi con qualunque cosa stia succedendo nel qui ed ora anziché indugiare su passato o preoccuparsi del futuro;
  • Il Sé osservante: è uno spazio di osservazione interna degli eventi così come sono senza alcun giudizio, è stato identificato per la prima volta circa 5000 anni fa con il termine in lingua Pali “Sati”, per sviluppare questa qualità della mente é necessario un training specifico attraverso la Mindfulness;
  • I Valori: sono il riflesso di ciò che è intimamente importante per la singola persona e rappresentano la stella polare verso cui gli obiettivi di ogni singola persona si orientano lungo tutta la propria vita.
  • Le Azioni impegnate: si tratta del complesso di azione guidate e motivate dai propri valori.

Il padroneggiamento di queste sei competenze permette in chi le sviluppa di raggiungere uno stato mentale che nell’ACT viene definito “flessibilità psicologica”. Maggiore è la flessibilità psicologica e maggiore risulta la capacità della persona di riuscire a sostenere sentimenti, sensazioni e pensieri dolorosi. Da ciò ne consegue la capacità di gestire la propria performance in condizioni di stress e in generale permette le condizioni per il raggiungimento di una vita degna di essere vissuta.

CONCLUSIONI

Se il mondo del lavoro e dello sport rappresentano un contesto di crescita fondamentale per il miglioramento umano e sociale, il ruolo dell’ACT risulta da numerosi studi e ricerche evidence based un’ottima leva di sviluppo. L’ACT è un metodo che prevede una maggior consapevolezza e accettazione dei propri pensieri ed emozioni, tanto positivi che negativi, una maggiore connessione ai propri valori ed una traduzione di tutto ciò in azioni efficaci. Seguendo questi principi, attraverso il supporto di un terapeuta esperto ed in seguito autonomamente, il manager di azienda e lo sportivo di alto livello possono più facilmente uscire dai momenti di impasse lungo la propria carriera e andare in contro ad una vita maggiormente appagante e gratificante.

Per avere informazioni sui prossimi Corsi Mindfulness ed ACT è possibile consultare le seguenti pagine:

Psicologo clinico e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale – Sessuologo Clinico FISS – Istruttore di Interventi Basati sulla Mindfulness AIM – Terapeuta EMDR di II livello e in Schema Therapy – Fondatore e Direttore Scientifico del Centro di Terapia Cognitivo Comportamentale K23

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