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Cosa sono gli attacchi di panico: facciamo un po’ di chiarezza!

Cosa sono gli attacchi di Panico, facciamo un pò di chiarezza

Sempre più di frequente l’espressione “Ho avuto un attacco di panico!” è entrata nel nostro gergo colloquiale per indicare una situazione che ci ha provocato un’intensa ansia ma che, non necessariamente, si è poi evoluta in un vero e proprio attacco.

Cosa sono gli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico infatti, sono episodi di improvvisa ed intensa paura o di una rapida escalation dell’ansia normalmente presente. Il primo attacco di panico è generalmente inaspettato, cioè si manifesta “a ciel sereno”, per cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso, ricorre al pronto soccorso. Poi possono diventare più prevedibili.

Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi come ad esempio palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore.

Chi ha provato gli attacchi di panico li descrive come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, con sensazioni e preoccupazioni simili ad un attacco cardiaco, almeno la prima volta. E’ ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante.

Il singolo episodio, infatti, può sfociare successivamente in un vero e proprio disturbo di panico, più per “paura di riprovare quella paura” che altro. La persona si trova rapidamente invischiata in un tremendo circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta “agorafobia“, ovvero l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato.

Con la paura degli attacchi di panico diventa quindi difficile e ansiogeno uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e cosi via.

L’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente e la persona finisce col sentirsi schiava del panico. Costringe spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarla mai sola e ad accompagnarla ovunque. Ne consegue un senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere dipendente dagli altri, un peso per loro, che può condurre ad una depressione secondaria.

L’attacco di panico ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito entro 10 minuti) e dura circa 20 minuti.

Sintomi tipici degli attacchi di panico

  • Palpitazioni/tachicardia (battiti irregolari e pesanti, agitazione nel petto, sentirsi il battito in gola)
  • Paura di perdere il controllo o di impazzire (ad esempio, la paura di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico o la paura di scappare quando colpisce il panico o di perdere la calma)
  • Sensazioni di sbandamento, instabilità (capogiri e vertigini)
  • Tremori fini o a grandi scosse
  • Sudorazione, brividi, vampate di calore
  • Sensazione di soffocamento (fame d’aria), sensazione di asfissia (stretta o nodo alla gola)
  • Dolore o fastidio al petto (sensazione d’aver un attacco cardiaco in corso)
  • Sensazioni di derealizzazione (percezione del mondo esterno come strano e irreale, sensazioni di stordimento e distacco) e depersonalizzazione (alterata percezione di sé caratterizzata da sensazione di distacco o estraneità dai propri processi di pensiero o dal corpo)
  • Parestesie (sensazioni di intorpidimento o formicolio)
  • Nausea o disturbi addominali

Non tutti i sintomi sono necessari perché si tratti di un attacco di panico. Vi sono molti attacchi caratterizzati solo o in particolare da alcuni di questi sintomi. La frequenza e la gravità di queste manifestazioni varia ampiamente nel corso del tempo e delle circostanze.

Ad esempio, alcuni individui presentano attacchi moderatamente frequenti (per es., una volta a settimana), che si manifestano regolarmente per mesi. Altri riferiscono brevi serie di attacchi più frequenti, magari con sintomimeno intensi (per es., quotidianamente per una settimana). Queste serie sono intervallate da settimane o mesi senza attacchi o con attacchi meno frequenti (per es., due ogni mese) per molti anni.

Vi sono anche i cosiddetti attacchi paucisintomatici, molto comuni negli individui con Disturbo di Panico, che sono degli attacchi in cui si manifestano soltanto una parte dei sintomi del panico, senza esplodere in un vero attacco. La maggior parte degli individui con sintomi paucisintomatici, tuttavia, hanno avuto attacchi di panico completi, con tutti i sintomi classici, in qualche momento nel corso del disturbo.

Quali sono le preoccupazioni associate all’attacco di panico?

Durante un attaccodi panico, pensieri catastrofici automatici e fuori dal proprio controllo, riempiono la mente della persona: ha quindi difficoltà a pensare con chiarezza e lucidità a ciò che sta avvenendo e teme che tali sintomi siano veramente pericolosi. Alcuni temono che gli attacchi indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per es., cardiopatia, epilessia). Nonostante i ripetuti esami medici e le rassicurazioni, possono rimanere impauriti e convinti di essere fisicamente vulnerabili.

Altri temono che i sintomi dell’attacco di panico indichino che stanno “impazzendo” o perdendo il controllo, o che sono emotivamente deboli e instabili.

Sostenere e rassicurare le persone rispetto all’infondatezza di suddetti timori, è già di per sé un primo passo verso il ripristino di una condizione di serenità e benessere. La conoscenza più approfondita e guidata dei meccanismi dell’ansia, permette infatti alle persone di “familiarizzare col nemico” e di viverlo non più come un elemento fuori dal proprio controllo, bensì come un qualcosa sul quale si ha la possibilità di esercitare un forte potere.

Dott.ssa Cecilia Lombardini, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale specializzata presso l’Istituto di Terapia Cognitivo e Comportamentale di Padova. Membro della Società Italiana Psicologia dell’Emergenza (S.i.p.e.m) e Cultore della materia presso la cattedra di “Teorie e tecniche della mediazione “, Corso di Laurea Triennale in Scienze e Tecniche psicologiche all’Università “Carlo Bo” di Urbino, altresì Practitioner Counseling riconosciuto dalla Società Italiana di Counseling (S.I.C.o) presso la Scuola di Counseling A.I.P.A.C. (Associazione Italiana di Psicologia Applicata e della Comunicazione) di Pesaro.

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