Invecchiare bene: si può!

Cosa significa invecchiare?

L’invecchiamento implica una serie di modificazioni strutturali che determinano una riduzione di funzioni rispetto alla fase di sviluppo precedente. Invecchiare porta con sé dei cambiamenti fisici esterni e interni, ma anche cambiamenti psicologici e sociali. Questo periodo della vita non deve però essere associato esclusivamente alla parola “perdita”, l’invecchiamento porta con sé anche un aumento di risorse, conoscenze e competenze che possono incidere positivamente sulla qualità della vita.

Ma quando si invecchia?

Non esiste una risposta univoca a questa domanda, poiché subentrano numerose differenze individuali: c’è chi a 70 anni soffre di patologie che limitano la quotidianità e chi viaggia, fa attività fisica, mantenendosi socialmente attivo. Per sottolineare la variabilità delle condizioni di ciascun soggetto, sono state proposte categorie che si basano sull’età cronologica: 64-74 anni (giovani anziani), 75-85 (anziani), 85-99 (grandi vecchi) e centenari.

Cosa possiamo fare per invecchiare bene?

Non possiamo evitare di invecchiare, ma il soggetto non deve essere necessariamente passivo di fronte a questa nuova fase della vita. L’anziano può rivedere i suoi obiettivi e riadattarli al periodo che sta vivendo, può utilizzare in modo flessibile il proprio potenziale personale, attivando così delle strategie adattive per uno sviluppo di successo.

Il punto di vista degli autori

Baltes identifica tre componenti che incidono significativamente su uno sviluppo di successo:

  1. La selezione (S): l’individuo può valutare tra tutti i suoi obiettivi, quelli funzionali al raggiungimento di un alto livello di funzionamento, tenendo in considerazione le risorse che si posseggono in un dato momento. Risulta molto importante scegliere i giusti obiettivi, senza eccedere, dando invece meno importanza agli altri.
  2. L’ottimizzazione (O): è la capacità di riconoscere, allenare e utilizzare le risorse personali e sociali disponibili per il raggiungimento dell’obiettivo precedentemente scelto.
  3. La compensazione (C): è lo sviluppo di adeguate strategie in grado di sopperire alle perdite, utilizzando risorse residue: personali, sociali, strumentali.

Tenere in considerazione questi tre aspetti, secondo Baltes, permette il mantenimento di un buon livello di funzionamento, accrescendo così il benessere percepito e favorendo l’esplorazione (non la rinuncia!) di esperienze gratificanti.

Un esempio: Arthur Rubinstein

Uno degli esempi più riportati in letteratura circa l’utilizzo del modello SOC di Baltes, proviene da un’intervista effettuata al pianista Arthur Rubinstein, al quale venne chiesto come riuscisse a mantenere prestazioni così eccellenti anche in età avanzata.  Egli rispose: “Seleziono brani adatti alla mia condizione fisica (selezione), dedico molto più tempo all’esercitazione di alcune parti per ottimizzarne l’esecuzione (ottimizzazione) e, per contrastare il rallentamento motorio alle dita, eseguo alcuni passaggi in modo più lento, per aumentare il contrasto tra pezzi lenti e pezzi veloci (compensazione)”.

Sono la Dott.ssa Valentina Mercanti, Psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi Marche OPM n 2988, laureata con lode in Psicologia Clinica presso Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Attualmente frequento la Scuola di Psicoterapia cognitivo comportamentale dell’adulto e dell’età evolutiva (PTS – Psicoterapia Training School) con sede a Jesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *