Ma chi me lo fa fare?

MOTIVAZIONE E TERZA ETÀ

Tutti i giorni, giovani, adulti ed anziani vivono successi ed insuccessi. Tutti noi, di fronte ad una vittoria o ad una sconfitta ci siamo chiesti: “Sarò stato fortunato o sono stato bravo e mi sono impegnato?” “Non potevo farci niente o è colpa mia?”. Le risposte che forniamo a queste domande determinano la tendenza, piuttosto stabile, ad attribuire i nostri e gli altrui risultati a cause interne (ho avuto successo perché mi sono impegnato molto) o a cause esterne (non posso farci niente, è colpa della vecchiaia).

Considerarsi parte attiva o spettatori dei propri risultati incide, in maniera diversa, sul benessere percepito dal soggetto e conseguentemente sui suoi comportamenti. Se, ad esempio, di fronte ad un insuccesso la tendenza è quella di pensare: “È inutile, sono anziano e non sono più capace”, in situazioni future, di fronte allo stesso compito ci si tirerà indietro. Se invece i pensieri più frequenti sono: “Ho sbagliato strategia, ma posso farcela”, in situazioni future si cercherà la giusta modalità per raggiungere un buon risultato.

Studi dimostrano che gli anziani, rispetto ai giovani, tendono ad attribuire con maggiore frequenza i propri insuccessi a cause stabili e quindi immodificabili (i compiti sono diventati troppo difficili per me).

COSA INFLUENZA LA DEMOTIVAZIONE?

Stereotipi: uno degli stereotipi più comuni è che gli anziani non abbiano memoria. Questo spesso induce i soggetti a comportarsi in conformità con tale aspettativa.

Sostituirsi: Spesso i caregivers sono portati a percepire alcuni compiti come troppo difficili e per questo tendono a sostituirsi all’anziano.  Ogni individuo però, a qualsiasi età, avverte il bisogno di sentirsi competente in una o più aree e la frustrazione di questo bisogno incide negativamente sulla qualità di vita percepita.

Feedback: i feedback generici sulla persona: “Sei negato: lascia stare” o “Dai che sei bravo” tendono a demotivare.

COSA PUO’ FARE UN CAREGIVER?

-Feedback sul compito: “Ancora un piccolo sforzo e ci siamo!” favoriscono la motivazione e quindi riducono la tendenza ad evitare attività e situazioni.

Diminuire la fatica: rendere il compito affrontabile, tenendo in considerazione le capacità del soggetto, ad esempio dividendolo in piccoli sotto obiettivi o cercando insieme delle strategie più adeguate.

Rispettare: tempi ed emozioni che l’anziano associa allo svolgimento di un compito, senza giudicare.

Diminuire l’uso di stereotipi: incoraggiare la tendenza a percepirsi come unici. “Ciò che vale per un mio coetaneo non deve necessariamente valere anche per me”.

Incoraggiare la scelta: ricercare situazioni in cui l’anziano può percepirsi come colui che prende decisioni, gestendole a modo proprio.

Incoraggiare il miglioramento: veicolare il messaggio che alcune abilità-funzioni, attraverso l’impegno e l’esercizio possono migliorare, non necessariamente decadere con l’età.

Sono la Dott.ssa Valentina Mercanti, Psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi Marche OPM n 2988, laureata con lode in Psicologia Clinica presso Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Attualmente frequento la Scuola di Psicoterapia cognitivo comportamentale dell’adulto e dell’età evolutiva (PTS – Psicoterapia Training School) con sede a Jesi.

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