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il mutismo selettivo

Il mutismo selettivo (MS) è un disturbo d’ansia, si manifesta in età evolutiva ed è caratterizzato dall’assenza di comunicazione verbale in alcune situazioni sociali.

Il termine “selettivo” indica che il soggetto riesce a comunicare solo con alcune persone e ha difficoltà a esprimersi in certe situazioni e contesti, per esempio a scuola.

E’un disturbo che può sorgere durante l’infanzia. Non ancora ben conosciuto, talvolta viene sottovalutato, attribuendolo alla timidezza.

È fondamentale intervenire precocemente, concentrandosi sull’emotività, sulle abilità comunicative e sociali del bambino, con l’auto di chi gli sta intorno quotidianamente.

Cosa è?

È un disturbo evolutivo d’ansia, caratterizzato dalla costante incapacità di parlare in pubblico.  Questo disturbo, infatti, si caratterizza come una incapacità del soggetto parlare di fronte ad estranei, ma non con le persone più vicine a lui, con cui ha un dialogo normale.  L’esordio avviene verso i 5 anni, durante le prime esperienze sociali e scolastiche, nelle quale si richiede al bambino di esprimersi verbalmente.

Cosa non è?

Non è timidezza e non è una scelta o una provocazione. Questo disturbo spesso è confuso con la timidezza in quanto presenta un evitamento del contatto visivo e un rossore, quando il soggetto viene posto al centro dell’attenzione.

Non è un disturbo del linguaggio o della fluenza, ma è totalmente legato all’ansia.

Cosa non fare

  1. obbligare il bambino a parlare, svalutando le sue emozioni e la situazione. Es.: “su perché non parli, forza!”
  2. sostituirsi al bambino, rispondendo al posto suo.
  3. Usare ricatti e indurre “sensi di colpa” Es.: “se parli ti compro il gelato” oppure “guarda, che se non parli babbo diventa triste”

Questi tre comportamenti aumentano il disagio nel soggetto, che confrontandosi con le insistenti sollecitazioni da parte degli adulti, diventerà sempre più ansioso e di conseguenza gli riuscirà ancora più difficile comunicare in modo “tranquillo”. (circolo vizioso del comportamento ansioso)

Cosa possiamo fare?

È necessaria la cooperazione tra la famiglia, gli insegnanti e lo psicologo, per creare un clima rilassato e rassicurante intorno al bambino.

Un aspetto importante della terapia consiste nel coinvolgimento della scuola. In questo contesto, gli adulti in ambito scolastico, dovrebbero evitare eccessivi rimproveri, ma, piuttosto riuscire ad inserire bene il bambino nel gruppo classe per far sì che questo diventi per lui un luogo sicuro e tranquillo.

Gli obiettivi:

  1. Diminuire la frequenza e l’intensità dell’ansia nel bambino.
  2. Aumentare l’autostima del bambino.
  3. Fare psico-educazione con il bimbo, perché impari a gestire al meglio le proprie emozioni negative.
  4. Fare psico-educazione con i genitori, perché acquisiscano maggior consapevolezza del disturbo e delle strategie e tecniche adeguate ad affrontare le situazioni che il bambino reputa ansiose

In conclusione:

In definitiva, l’approccio a questo disturbo, tipico dell’età evolutiva, non può assolutamente prescindere dal ruolo svolto dagli adulti e dal loro supporto consapevole, rivolto al superamento del disagio ansioso del bambino e al ripristino di una sua socialità spontanea e gioiosa.

Sono Chiara Maria De Leone psicologa clinica, laureata nel 2017 presso l’università Carlo Bo di Urbino, iscritta all’albo degli psicologi delle Marche dal 2019. Ho completato il corso di formazione per Tutor DSA e attualmente frequento un Master per i disturbi specifici dell’apprendimento con l’Istituto Galton, ricerca e formazione” di Roma, ente accreditato MIUR. Attualmente sono in formazione per diventare psicoterapeuta presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC con sede ad Ancona.

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