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L’obesità e il pregiudizio sociale

L'obesità e il pregiudizio sociale

L’obesità e il pregiudizio sociale.

L’OMS definisce l’obesità  “una condizione caratterizzata da una eccessiva presenza di tessuto adiposo nell’organismo umano in misura tale da indurre un aumento significativo di rischio per lo stato di salute”.

Tale definizione  non rappresenta in toto la complessità di questa patologia.  Infatti, l’obesità è una malattia complessa molto spesso accompagnata da  disturbi dell’alimentazione.

Cause dell’obesità

A partire dagli anni ‘90 del secolo scorso, l’obesità viene considerata  una patologia determinata da una molteplicità di cause:

  • Fattori genetici: il rischio di obesità in famiglie con persone obese è due volte superiore rispetto alla popolazione generale.
  • Fattori comportamentali:  fattori influenzati dall’ambiente circostante (dieta, educazione familiare, attività fisica)
  • Altri fattori: patologie mediche come l’ipotiroidismo, disturbi psichiatrici, utilizzo di alcuni farmaci.

Conseguenze dell’obesità

All’obesità si associano un elevato rischio di mortalità e  diversi disturbi fisici, per nominarne solo alcuni: diabete, anomalie ginecologiche, flebiti, disturbi respiratori, apnee notturne, ictus, disturbi cardio circolatori e arteriosclerosi.

Non basta, però, guardare alle conseguenze fisiche, è fondamentale indagare le conseguenze psicologiche della patologia.

L’obesità, diversamente da altre malattie  fisiche e psichiche, è strettamente connessa al pregiudizio e alla discriminazione.

Il pensiero comune sembra essere “questa persona è obesa perché non vuole impegnarsi a dimagrire”.

Capita spesso sentire frasi come

  •  basta che fai  mezz’ora di camminata…
  •  devi solo mangiare di meno
  • è impossibile che non riesci e solo che non vuoi
  • non troverai mai un compagno  se non dimagrisci un po’

Purtroppo, non è affatto così semplice. Chi soffre di obesità non è una persona priva di forza di volontà, ma deve fare i conti con patologie che rallentano, se non addirittura inficiano i suoi sforzi per perdere peso.

Molto spesso, neanche le stesse persone affette da obesità hanno informazioni precise sul loro stato fisico, sulle ragioni del loro eccesso di  peso.

Non conoscendo le reali cause sottostanti al loro disturbo, si affidano a diete “fai-da-te”, convinte che il loro problema consista soltanto nella quantità di cibo da mangiare.

L’obesità e il pregiudizio sociale

Il pregiudizio, che nasce dall’attribuire alla mancanza di forza di volontà e di impegno l’incapacità di fronteggiare l’aumento eccessivo di peso, è radicato non solo nel pensiero comune, ma anche nella stessa persona obesa, favorendo lo sviluppo di  seri disturbi psicologici (depressione, ansia e scarsa autostima).

Non adeguandosi ai canoni estetici in voga ed etichettato come debole di carattere l’obeso cade prigioniero di  un circolo vizioso negativo; sentendosi non socialmente accettato, si rifugia nel cibo, con un conseguente, ulteriore aumento di peso e con la conferma e l’accettazione della valutazione da parte degli altri di persona “priva di volontà”.

Così facendo la sua autostima si riduce ulteriormente, intensificando una visione di sé negativa, e intensificando il  suo bisogno di gratificazione e consolazione attraverso l’assunzione di cibo.

Trattamento

Il lavoro da svolgere dovrà essere a largo spettro, coinvolgendo non  soltanto la persona obesa, ma, piuttosto, tutta la popolazione.

La società del benessere ha visto crescere in maniera esponenziale l’obesità in tutte le fasce sociali e di età. Spesso prevalgono comportamenti di derisione e di stigmatizzazione dei soggetti obesi.

Prendere coscienza di questi pregiudizi  e divulgare la conoscenza delle profonde radici fisiche e psicologiche della patologia contribuirà a creare un ambiente sociale positivo.

In cui anche la persona obesa si sentirà socialmente accetta traendone i benefici non solo fisici, ma anche psicologici necessari a guarire dalla patologia.

Infine, considerando che  all’obesità spesso si associano gravi disturbi dell’alimentazione (disturbo da binge-eating, bulimia e sindrome da consumo notturno), la presa in carico del soggetto  deve essere effettuata da un  team di specialisti.

Perché sarà necessario gestire non solo le problematiche fisiche connesse all’obesità e al disturbo dell’alimentazione, ma anche i disturbi  psicologici ad esse sottostanti.

Sono Chiara Maria De Leone psicologa clinica, laureata nel 2017 presso l’università Carlo Bo di Urbino, iscritta all’albo degli psicologi delle Marche dal 2019. Ho completato il corso di formazione per Tutor DSA e attualmente frequento un Master per i disturbi specifici dell’apprendimento con l’Istituto Galton, ricerca e formazione” di Roma, ente accreditato MIUR. Attualmente sono in formazione per diventare psicoterapeuta presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC con sede ad Ancona.

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