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Overthinking: quando si pensa troppo

Overthinking quando si pensa troppo

Che cos’è l’Overthinking?

Il termine inglese overthinking non è traducibile in italiano con una sola parola ma significa letteralmente “pensare troppo”.

Più specificatamente con questo termine si indica il “pensare continuamente e intensamente”.

L’overthinking si caratterizza da un pensiero ossessivo che non conduce da nessuna parte.

E’ uno stato mentale in cui il soggetto diventa prigioniero di un turbinio di pensieri senza via di uscita. Parte spesso da un pensiero semplice, “vorrei andare in vacanza” e poi continua con una concatenazione di pensieri legati ad una situazione frustrante, nella disperata ricerca di una soluzione che possa portare giovamento,

“quanti soldi ho nel conto? Riesco ad andarci? Forse è meglio fare un weekend fuori, mi piacerebbe andare all’estero, ma non so l’inglese, né ho i soldi per permettermelo, ah se sapessi l’inglese andrei ovunque, invece sto qui, forse posso trovare qualcosa in Italia, sì ma quando? C’è sempre un sacco di gente e a me non piace…Vabbè alla fine posso rimanere anche a casa e trovare qualcosa da fare…”

In casi come questo illustrato nell’esempio, la concatenazione di pensieri risucchia tutte le energie senza arrivare ad una soluzione concreta, perché non appena si intravede la fine del pensiero, la mente inizia a pensare ad un’altra possibilità.

Pensare fa male?

Ovviamente, Pensare non è sbagliato!

Ragionare sui pro e sui contro di una situazione, dedicando molto tempo alla loro valutazione, fino ad arrivare ad una soluzione, è una modalità di pensiero di problem solving. Nel pensiero comune si giunge ad una conclusione, accettandone le conseguenze o trovando una soluzione. Al contrario, nell’overthinking si innesca un pensiero ripetitivo relativo al problema, senza riuscire a risolverlo, ma creando circoli viziosi di pensiero, che possono portare fino alla ruminazione. 

Dunque l’overthinking può condurre alla ruminazione o al rimuginio.

Ma che cosa significano questi termini?

Partiamo dall’ osservare che spesso il “pensare troppo” si collega al passato o al futuro.

Quando il pensiero “fa male”: la ruminazione

LA RUMINAZIONE: Chi rumina (attività di doppia masticazione del cibo tipica di certi animali) richiama alla mente eventi passati, al solo scopo di rianalizzarli e ripeterli all’infinito e le emozioni collegate a questi pensieri sono nella maggior parte dei casi ansia, rabbia e tristezza/depressione. Il pensiero si incastra in un circolo vizioso dal quale la persona non riesce ad uscire: è incontrollabile, arriva senza preavviso e il soggetto è incapace a interromperlo. 

Un esempio di ruminazione è: “sarei potuta uscire con quel mio amico tempo fa, me lo aveva chiesto, ma io ho rifiutato, anche se avrei tanto voluto, perché sono così insicura! Ho fatto come l’altra volta, aspettavo quell’invito da mesi e poi non ci sono andata per paura di fare delle figuracce… e ora durante questo lockdown sono sola, se solo non fossi sempre insicura…so che non cambierò mai”.

In questo caso i pensieri non fanno altro che rafforzare le sensazioni di impotenza e di rimpianto della persona che rumina, che non trova una soluzione e quindi una conclusione a quel pensiero.

Quando il pensiero “fa male”: il rimuginio

IL RIMUGINIO: mentre la ruminazione è legata al passato, il rimuginio è una forma di pensiero ripetitivo legato soprattutto all’ansia e al futuro, in questo caso il pensiero va a quel che sarà, a cosa potrebbe capitare e a che cosa il soggetto potrebbe fare per prepararsi al “peggio”.

Rimuginare su un dato evento futuro porta a fissarsi solo sugli esiti negativi, focalizzandosi sui contenuti catastrofici, senza aprire uno spiraglio alle altre possibili soluzioni.

Il rimuginio è collegato ad immagini e “flash mentali”, questo tipo di pensiero capita di averlo nel cuore della notte, o nel dormiveglia della mattina e si alimenta di sensazioni, immagini e poche parole, in quanto riguarda un evento futuro incerto e legato ad un dato particolare.

“il tuo capo seduto alla scrivania che ti sgrida per un errore fatto e alla fine non riuscendo a trovare una soluzione, vieni licenziato, perdendo il lavoro” e il pensiero successivo può essere “come farò senza lavoro? Riuscirò a trovarne un altro? Sì, che poi questo lavoro nemmeno mi piaceva, però ora con la crisi che c’è, non so se riuscirò a fare altro…devo assolutamente non fare errori a lavoro e devo ricontrollare quelle schede”.

 Concentrarsi solo sugli esiti negativi fa sì che questi diventino più probabili e un tale fenomeno è definito in psicologia la “profezia che si autoavvera”.

Cosa fare in caso di “overthinking”?

La psicologa Sonja Lyubomirsky, nel suo libro The How of Happiness: A New Approach to Getting the Life You Want, arriva ad una interessante conclusione: “rimuginare consuma le nostre risorse mentali”.

La tendenza a soffermarsi troppo sulle questioni della vita e a fare domande senza soluzioni fa rimanere bloccati in dubbi perenni

cosa avrei potuto rispondere?… e se quella persona mi avesse voluto dire altro con quella frase? perché mi ha risposto così?… e se non fossi all’altezza di questo lavoro? …ho sbagliato come ho sempre fatto”,

così facendo diminuiscono le energie a disposizione per agire e per prendere concretamente in mano la vita.

Come prima cosa è importate diventare consapevoli di ciò che sta accadendo. Sembra semplice, ma molti non se ne rendono conto per smettere di pensare troppo bisogna realizzare che questi pensieri non sono produttivi, non portano a nulla.   

Se l’overthinking crea un disagio importante con effetti diretti sulla propria vita, è possibile intraprendere un percorso psicologico e psicoterapeutico per liberarsene.  In condizioni di forte disagio psicologico è importante chiedere aiuto ad uno specialista.

Le tecniche più efficaci in caso di “Overthinking”

La mindfulness è una modalità che permette l’allontanamento di questi pensieri, prestando attenzione alle sensazioni fisiche del momento presente, i distrattori vengono utilizzati quando ci si sente presi dai pensieri ed è necessario spostare l’attenzione, facendo delle attività pratiche, come ad esempio fare una telefonata, uscire di casa, fare una passeggiata, fare qualcosa di piacevole.

Pensare è una competenza meravigliosa, ma diventa dolorosa se non gestita in modo consapevole e la stanchezza mentale può essere più devastante di qualsiasi stanchezza fisica. Invece di restare ai piedi della montagna, chiedendoci come e se saremo mai in grado di scalarla, facciamo un passo, soltanto un passo sul sentiero. Un piccolo gesto che ci consentirà di interrompere il vortice negativo e riacquistare il controllo.

Sono Chiara Maria De Leone psicologa clinica, laureata nel 2017 presso l’università Carlo Bo di Urbino, iscritta all’albo degli psicologi delle Marche dal 2019. Ho completato il corso di formazione per Tutor DSA e attualmente frequento un Master per i disturbi specifici dell’apprendimento con l’Istituto Galton, ricerca e formazione” di Roma, ente accreditato MIUR. Attualmente sono in formazione per diventare psicoterapeuta presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC con sede ad Ancona.

2 commenti su “Overthinking: quando si pensa troppo”

  1. Salve, io credo di aver bisogno di aiuto. Non riesco a non pensare e ogni cosa che vedo mi fa avere pensieri negativi o che la persona al mio fianco prenda in giro e non mi ami. Non so come uscire da questo tunnel, non c’è la faccio piu a pensare continuamente e a spiare sui social per vedere gli atteggiamenti del mio compagno.

    1. Dott.ssa Chiara Maria De Leone

      buon pomeriggio Marika se sei della zona di Fabriano e hai necessità di un appuntamento puoi contattarmi al numero 3275769628
      Dott.ssa Chiara Maria De Leone

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