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Sono stato vittima di gaslighting

Gaslighting

“Sono stato vittima di Gaslighting” ma cosa significa? Con il termine “gaslighting” si indica una forma di manipolazione psicologica molto diffusa.

Vediamo insieme degli esempi:

“ti stai inventando tutto”

“ti stai immaginando tutto, io stavo solo messaggiando con una mia amica”

“te l’ho detto scherzando, non capisci mai…”

“se ti lascio non trovi uno come me!”

“sbagli sempre tutto”

“hai capito male quello che ti ho detto”

“te lo dico per il tuo bene, mica per me…”

“ti ricordi male”

Si potrebbero fare tanti esempi, tutti concernenti una  manipolazione psicologica, in cui l’aggressore sembra avere pieno potere sulla sua vittima. L’aggressore, infatti, con comportamenti o parole induce la vittima a dubitare di sé stessa e della sua sanità mentale ,delle azioni che compie o delle emozioni che prova, negandone la realtà evidente.

Cosa è?

È  una violenza psicologica messa in atto per creare incertezze nella mente dell’altro, mediante un vero e proprio “lavaggio del cervello”.

L’intento è quello di far dubitare l’altro sia dei propri pensieri che della realtà, per esempio negando fatti realmente accaduti, spingendo la vittima ignara a credere  che un evento sia solo il prodotto della sua mente confusa e quindi frutto della sua immaginazione.

È un fenomeno molto più comune di quello che si pensa soprattutto nelle relazioni tra partner, nelle quali uno dei due impone all’altro una realtà alternativa, trasformandola a suo piacimento.

L’origine del il termine GASLIGHTING?

Questa espressione deriva dal thriller di Hitchcock, “Angoscia” , (Gaslight)del 1944. Nel quale il marito cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando alcune situazioni e accusandola di essere vittima della sua stessa immaginazione.

Da qui l’uso comune del termine “gaslighting” utilizzato in letteratura per descrivere il comportamento manipolatorio messo in atto per far sì che la vittima dubiti di se stessa.

4 tipi di comportamento:

1)​ ​ ​ ​ Svalutazione: il manipolatore in questo caso con continue critiche e commenti negativi, scredita l’altro, minandone l’autostima.

Alcuni esempi possono essere “vestiti meglio lo dico per te, non per me…”, “se ci lasciamo non troverai mai più nessuno come me, che ti vuole così bene”, “se dimagrisci 5 chili vedrai come starai bene te lo dico io”.

In tali casi si attua una svalutazione continua e quotidiana, che mira a inficiare l’altra persona, facendola sentire impotente e sbagliata.

2)​ ​ ​ ​ Negazione: il manipolatore in questo caso nega la verità evidente affermando che l’altro ha una cattiva memoria o che si sta inventando/immaginando tutto.

Alcuni esempi possono essere “ti stai sbagliando, non ti ricordi…”, “ti stai immaginando tutto…” “sembra che tu sia tra le nuvole, come è che non ti ricordi quello che mi hai detto…”.

Anche in questo caso la vittima finisce con il dubitare dei suoi stessi ricordi, chiedendosi se effettivamente ricorda male.

3)​ ​ ​ ​ Dirottamento: in questo caso il manipolatore attacca quando si sente alle strette, mettendo la vittima nella posizione di difendersi da nuove accuse rivolte, dimenticando così la questione iniziale.

Un esempio potrebbe essere “stiamo tanto a parlare di quel messaggio che hai letto nella chat con la mia collega, ma tu ti rendi conto che persona sei? Sei una che non si fida degli altri, sei sempre a cercare conferme, non impari mai dagli errori che fai…anzi peggiori con l’andare avanti, non ti fidi più di me, eppure stiamo insieme da 10 anni! Stai proprio diventando una persona insicura…”

In questo caso il paradosso è che la vittima finisce con il giustificarsi per qualcosa che non ha commesso, dimenticando la domanda iniziale.

4)​ ​ ​ ​ Silenzio: la tecnica del silenzio come punizione è una pratica molto diffusa. Il manipolatore rimane in silenzio, facendo interrogare la vittima sul proprio comportamento, che si domanda se ha sbagliato qualcosa.

A quel punto la vittima chiede scusa per il suo comportamento sottomettendosi al manipolatore.

3 tipi di manipolatore:

  1. ​ Adulatore: il manipolatore lusinga la vittima, questo avviene soprattutto nelle prime fasi del corteggiamento, dove veste i panni del corteggiatore perfetto (love boombing)
  2.  Bravo ragazzo: il manipolatore sembra che si occupi della vittima e che abbia a cuore le sue richieste, in realtà induce la vittima a desiderare cose che non sono nel suo interesse, ma in quello del manipolatore
  3.  L’intimidatore: il manipolatore utilizza il sarcasmo o l’aggressione verbale velata per denigrare la vittima ed annullarla.

Come difendersi dal Gaslighting?

La vittima di Gaslighting rischia di finire invischiata in una relazione tossica,  non rendendosi conto affatto  della situazione e dei soprusi. La richiesta d’aiuto avviene soprattutto da parte delle persone che la circondano (familiari e amici),che cercano di farle aprire gli occhi difronte alla verità, portandola a iniziare un percorso psicologico.

La vittima Per difendersi dal gaslighting è bene lavorare sull’ autostima. Sviluppando una maggior consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità, liberandosi dal potere deleterio del manipolatore.

Come in tutti gli altri casi di abuso e prevaricazione, diventa fondamentale sviluppare una maggior fiducia in se stessi e nelle proprie capacità,  individuando i primi segnali d’allarme di una relazione “tossica”​.

L’intervento di un buon terapeuta e il sostegno affettivo di una rete di familiari ed amici costituiscono la piattaforma per riacquistare autonomia e sicurezza e trovare la forza di porre fine a tali abusi e manipolazioni.

Sono Chiara Maria De Leone psicologa clinica, laureata nel 2017 presso l’università Carlo Bo di Urbino, iscritta all’albo degli psicologi delle Marche dal 2019. Ho completato il corso di formazione per Tutor DSA e attualmente frequento un Master per i disturbi specifici dell’apprendimento con l’Istituto Galton, ricerca e formazione” di Roma, ente accreditato MIUR. Attualmente sono in formazione per diventare psicoterapeuta presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC con sede ad Ancona.

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