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“Stai attento!”
“Quante volte devo ripetertelo?”
“Se solo ti impegnassi un po’ di più…”

Sono frasi che molti bambini e ragazzi con difficoltà attentive possono sentirsi ripetere ogni giorno. A casa durante i compiti, a scuola mentre l’insegnante spiega, oppure quando per l’ennesima volta hanno dimenticato qualcosa.

Dall’esterno può sembrare semplice: basterebbe concentrarsi di più, ascoltare, stare fermi o impegnarsi maggiormente. E così, dietro alcuni comportamenti, rischiamo di vedere un bambino svogliato, distratto o poco interessato.

Ma cosa succede quando “stare più attento” non dipende semplicemente dalla volontà?

L’ADHD, o Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, è un disturbo del neurosviluppo che può manifestarsi attraverso difficoltà persistenti nell’attenzione e/o nella regolazione dell’impulsività e dell’iperattività, con caratteristiche che possono essere molto diverse da bambino a bambino.

Un bambino con ADHD non è necessariamente un bambino che “non vuole ascoltare”. Può sapere perfettamente cosa dovrebbe fare e, allo stesso tempo, incontrare una reale difficoltà nel riuscire a farlo con continuità.

Può iniziare i compiti con le migliori intenzioni e ritrovarsi poco dopo completamente distratto. Può conoscere una regola e infrangerla impulsivamente. Può dimenticare il materiale scolastico anche dopo essere stato richiamato molte volte.

Ed è proprio qui che può nascere un circolo difficile da interrompere.

Più il bambino viene percepito come svogliato o disinteressato, più aumentano richiami e rimproveri. E quando esperienze di insuccesso e feedback negativi diventano frequenti, possono influenzare anche il modo in cui il bambino guarda sé stesso: “Non sono capace”, “Sbaglio sempre”, “Tanto non ci riesco”.

Per questo comprendere ciò che si nasconde dietro un comportamento è fondamentale. Comprendere non significa giustificare tutto, ma trovare modalità più efficaci per aiutare il bambino a sviluppare strategie di autoregolazione e a utilizzare al meglio le proprie risorse.

Perché a volte, prima di chiedere ancora una volta a un bambino di “stare più attento”, è necessario capire perché per lui stare attento è così difficile.

Quando le difficoltà attentive, l’impulsività o l’iperattività sono persistenti e interferiscono significativamente con la vita scolastica, familiare o relazionale, può essere utile rivolgersi a uno psicologo per comprenderne la natura e individuare le strategie più adatte.

Il lavoro psicologico può aiutare il bambino o il ragazzo a conoscere meglio il proprio funzionamento, sviluppare strategie di autoregolazione e valorizzare le proprie risorse. Allo stesso tempo, può coinvolgere genitori e figure educative, offrendo loro strumenti più efficaci per comprendere e gestire le difficoltà quotidiane.

Chiedere un supporto può quindi essere il primo passo per cambiare prospettiva: non limitarsi a chiedere a un bambino di “stare più attento”, ma aiutarlo concretamente a capire come riuscirci.

Se riconosci queste difficoltà nella quotidianità di tuo figlio e senti il bisogno di comprenderle meglio, puoi rivolgerti a me per un primo colloquio psicologico, nel quale approfondire insieme la situazione e valutare il percorso più adatto alle sue esigenze.

@giovannaruggeri.psi https://www.instagram.com/giovannaruggeri.psi?utm_source=ig_web_button_share_sheet&igsh=M2M0Y2JmOTAyOA==

Sono la Dott.ssa Giovanna Ruggeri, Psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Marche (Sez. A – n. 3579) e Psicoterapeuta in formazione ad orientamento cognitivo-comportamentale. Mi occupo di supporto psicologico a bambini, adolescenti e adulti per difficoltà emotive, relazionali e comportamentali, come ansia, stress, bassa autostima e momenti di crisi personale. Offro colloqui in presenza, in uno spazio accogliente e non giudicante, costruito sui bisogni della persona.

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