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Dopo la diagnosi di DSA cosa si fa?

Dopo la diagnosi di DSA cosa si fa?

Purtroppo in molti casi, genitori di bambini che hanno ricevuto diagnosi di DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) si trovano disorientati, non sanno a chi rivolgersi per la presa in carico del bambino/ragazzino.

Una delle domande più comuni è proprio questa: dopo la diagnosi di DSA che si fa?

Ecco le 3 cose da fare dopo aver ricevuto la diagnosi di DSA

1- Consegnare alla segreteria della scuola la diagnosi appena effettuata

La diagnosi può essere svolta direttamente dall’UMEE (servizio pubblico). I tempi di attesa sono molto lunghi, per cui se si vuole intraprendere la strada del pubblico è bene muoversi con largo anticipo.

Oppure ci si rivolge ad una struttura accreditata dalla regione per la diagnosi (servizio privato). In questo caso la valutazione viene effettuata da 3 figure professionali: neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista. Una volta che ognuna di queste ha svolto la loro valutazione scriverà una relazione unica che potrà essere depositata direttamente in segreteria della scuola.   

In altri casi, invece vi è solo professionista privato, in genere un neuropsicologo, che svolge la valutazione complessiva, convalidata poi dall’Asur.

La valutazione viene esaminata da una commissione medica: questa verrà approvata o rimandata al professionista, scrivendo le correzioni.

2- Fare richiesta per l’ottenimento dell’indennità di frequenza

La legge 289/90 aiuta le famiglie di bambini affetti da DSA a sostenere le spese necessarie per il benessere del figlio. Non si tratta di un’invalidità perciò non deve essere certificato uno stato di handicap e non deve essere applicata la legge 104/92.

Ma sulla base dell’art.2 legge 289/90 si riconosce una difficoltà persistente a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età. Il bambino con DSA ha diritto di usufruire di questo indennizzo economico erogato mensilmente fino al compimento del 18 anno di età. Questo indennizzo serve per pagare le spese relative alla presa in carico: (cicli di potenziamento, partecipazione al doposcuola specialistico, acquisto pc/tablet ecc).

Il pediatra è colui che dà l’avvio alla pratica, dopodiché la commissione medica contatterà la famiglia per visionare la diagnosi e porre le domande al bambino, aspettando poi il responso.

In alcuni casi purtroppo la domanda viene rigettata, nonostante il diritto della famiglia ad usufruirne. Per questo motivo si può valutare la possibilità di fare ricorso. 

3- Valutare la presa in carico del bambino/ragazzino con diagnosi di DSA

Sulla base della diagnosi si possono valutare due percorsi: uno riabilitativo e uno compensativo.

Il percorso riabilitativo prevede dei cicli di potenziamento che si focalizzano sul migliorare le abilità del bambino in alcune aree specifiche (come la lettura, scrittura, calcolo, attenzione e memoria).

Invece il percorso compensativo si pone l’obiettivo di dotare il ragazzino di strumenti compensativi e misure dispensative (previste dalla legge 170 del 2010) sia a casa che a scuola  che gli permettano di essere autonomo nello studio. Pertanto si lavora sull’acquisizione di un metodo di studio efficace.

Sono due percorsi completamente diversi, con due finalità molto diverse ma entrambi utili, un percorso non esclude l’altro, possono essere portati avanti parallelamente.

Affidandosi ad un centro specializzato è possibile valutare con il clinico il percorso più indicato per il vostro bambino.

Sono la dott.ssa Pamela Appoloni,  Psicologa clinica, esperta nei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e psicoterapeuta cognitivo comportamentale dell’adulto e dell’età evolutiva. Training di 1 livello EMDR. Svolgo colloqui psicologici e psicoterapici individuali, di coppia e familiari. Offro sostegno psicologico a bambini, adolescenti e adulti. Effettuo colloqui on-line.

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