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La disabilità intellettiva

la disabilità intellettiva

Che cosa è?

La disabilità intellettiva è considerata un disturbo del neurosviluppo i cui sintomi compaiono di solito nella prima infanzia (prima dell’ingresso a scuola).

Consiste in una compromissione nello sviluppo personale, sociale e scolastico.

Nel DSM-5 (Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) i criteri che devono essere soddisfatti per diagnosticare una disabilità intellettiva sono:

  1. Deficit delle funzioni intellettive, quali il ragionamento, la soluzione di problemi, la pianificazione, il pensiero astratto, il giudizio, l’apprendimento scolastico o l’apprendimento dall’esperienza. Tale deficit deve essere confermato sia da valutazione clinica, che da prove d’intelligenza individualizzate e standardizzate.
  2.  Deficit del funzionamento adattivo che si manifesta con il mancato raggiungimento degli standard di sviluppo socioculturali per l’indipendenza personale e la responsabilità sociale. Senza un supporto continuativo i deficit adattivi limitano il funzionamento in una o più attività della vita quotidiana in più ambiti  (casa, scuola,  lavoro e comunità).
  3. Insorgenza dei deficit intellettivi e adattivi nell’età evolutiva

Funzionamento adattivo

Le persone con disabilità intellettive possono presentare difficoltà nello svolgere le attività di vita quotidiana (compiti domestici, la gestione del tempo e del denaro, le relazioni interpersonali, etc…)

Il livello di gravità viene definito in base al funzionamento adattivo e non sulla base dei punteggi di quoziente intellettivo!

Il comportamento adattivo è l’insieme delle abilità concettuali, sociali e pratiche che si imparano nella vita quotidiana.

Natura vs cultura: Le cause

Le cause possono essere determinate solo nel 40-60% dei casi e possono essere di natura genetica, acquisite/prenatali o legate a fattori psicosociali.

  1. Natura genetica: sono le cause legate alle alterazioni cromosomiche, alle alterazioni genetiche e/o a difficoltà metaboliche…
  2. Cause acquisite prenatali: possono determinarsi prima della nascita, durante il parto (es. prematurità), o subito dopo il parto (es. traumi cranici, meningiti).
  3. Deprivazione sociale: circa il 20% dei casi sono dovuti da deprivazione sociale e/o ridotta stimolazione socio-affettiva. La ricerca scientifica segnala come i fattori socioculturali abbiano un ruolo determinante nell’insorgenza e nel decorso della vulnerabilità della disabilità intellettiva, sebbene ci siano ancora molti aspetti da approfondire.

Fattori protettivi

Livelli adeguati di supporto per le persone con disabilità intellettive favoriscono una maggiore inclusione sociale e possono rivestire un ruolo protettivo contro l’aggravamento della condizione di disabilità.

È auspicabile che questi aspetti costituiscano un focus d’attenzione nella pratica clinica e nel trattamento dei pazienti, visto il loro potenziale impatto sulla qualità di vita della persona.

Cosa si può fare?

Uno degli obiettivi del trattamento è rivolto al raggiungimento di un buon livello di autosufficienza in età adulta.

I trattamenti più frequentemente utilizzati in caso di disabilità intellettiva sono:

  1. Il trattamento logopedico/ psicomotorio: soprattutto nei primi anni di vita;
  2. Il trattamento occupazionale: soprattutto in età evolutiva;
  3. Lavoro sulla comunicazione: attraverso strumenti compensativi è possibile supportare la comunicazione aumentativa, la comunicazione alternativa o in caso di deficit del linguaggio anche l’utilizzo linguaggio dei segni;
  4. Psicoterapia cognitivo-comportamentale e terapia farmacologica

Ho un figlio a cui è stata diagnosticata una disabilità intellettiva, da dove posso iniziare?

Come genitore è possibile aiutare il bambino, incoraggiando i suoi punti di forza.

Offrendo il giusto supporto per aiutarlo a superare le cose che gli riescono difficili. Indispensabile e imprescindibile è il ruolo di supporto e assistenza alle famiglie, svolto sul territorio da molte associazioni a sostegno dei familiari dei pazienti.

Ai genitori si suggerisce l’adesione ad un percorso di “parent-training”.

Proprio perchè in tali percorsi è possibile essere ascoltati e sostenuti verso una migliore nell’interazione con il proprio figlio. Imparando ad utilizzare al meglio le proprie risorse personali e promuovendo l’uso di efficaci strategie di coping.

Il “Parent-training” consente ai genitori di ricevere informazioni utili sulla patologia del bambino, e sulle varie fasi di crescita che essi si troveranno ad  affrontare.

Ricordando sempre che ogni bambino è un individuo  a sé, con le sue specifiche esigenze e che grazie  con un buon supporto da parte della famiglia, del personale medico e delle associazioni, i bambini con disabilità hanno ottime prospettive.

Inoltre hanno validi strumenti per poter vivere sia da piccoli che da adulti una vita soddisfacente e gratificante.

Sono Chiara Maria De Leone psicologa clinica, laureata nel 2017 presso l’università Carlo Bo di Urbino, iscritta all’albo degli psicologi delle Marche dal 2019. Ho completato il corso di formazione per Tutor DSA e attualmente frequento un Master per i disturbi specifici dell’apprendimento con l’Istituto Galton, ricerca e formazione” di Roma, ente accreditato MIUR. Attualmente sono in formazione per diventare psicoterapeuta presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC con sede ad Ancona.

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