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ADHD e metodo START: come posso studiare bene?

ADHD e metodo START: come posso studiare bene?

ADHD e compiti a casa

I bambini con diagnosi di ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) sono spesso allievi irrequieti, agitati e istintivi.

Questi ragazzi hanno una difficoltà importante a mantenere a lungo l’attenzione e tali comportamenti si verificano sia nell’ambito scolastico sia a casa.

Nella maggior parte dei casi le tre caratteristiche principali sono: disattenzione, iperattività ed impulsività.

ADHD e DSA

L’apprendimento per loro può essere molto difficile, soprattutto se in comorbilità con i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Se non indirizzati e debitamente seguiti, loro non riescono ad utilizzare strategie ottimali di studio e si “perdono” facilmente durante l’attività degli homework.

A causa di queste difficoltà, svolgere i compiti a casa può diventare una esperienza negativa e frustrante per i ragazzi e per i familiari.

Metodo START

Il metodo START, sviluppato dal Professor Gianluca Daffi, è un utile strumento per superare tali difficoltà.

E’ un modello unico per l’attività dei compiti a casa per i ragazzi con ADHD, che può essere utilizzato sia dai genitori sia dall’homework tutor.

Questo metodo ha come obiettivo la creazione di “routine di studio”, utili al bambino per gestire nel miglior modo possibile i momenti dei compiti a casa.  

Il metodo S.T.A.R.T. è incentrato sulle “skills”, cioè sulle abilità e sulle competenze che il ragazzo già possiede e che può migliorare, andando ad incrementare gli strumenti e le strategie di pianificazione, organizzazione e verifica delle attività svolte.

L’acronimo S.T.A.R.T. indica le aree sulle quali si opererà:

  • Spazio: gestione dello spazio personale (aiutare il bambino ad organizzare il banco o la scrivania, in modo da avere sul piano di lavoro solo le cose necessarie).
  • Tempo: gestione del tempo (aiutare il bambino ad organizzare le varie attività, andando ad individuare i compiti da fare prima e dopo, e organizzare il tempo di lavoro e quello delle pause).
  • Attività: organizzare l’attività (aiutare il bambino ad organizzare il compito da svolgere. Dando delle priorità e pianificare le attività da fare per raggiungere la realizzazione del compito).
  • Revisione: un momento di verifica delle attività, durante il quale si controlla il risultato raggiunto, confrontandolo con quello indicato all’inizio.
  • Trasferibilità: questo concetto è inteso nel suo contesto più ampio, ovvero la capacità di generalizzare le abilità apprese, anche in contesti diversi da quello dello studio.

Il protocollo S.T.A.R.T. prevede 5 fasi di lavoro, cicliche, rivolte allo sviluppo e al rafforzamento delle capacità esecutive con lo scopo di rendere l’alunno autonomo nel loro svolgimento.

Lo schema riporta le fasi di lavoro e gli obiettivi nel percorso di accompagnamento e supporto

  • fase 0: raccolta di informazione. L’obiettivo di questa fase è individuare i punti di forza e le aree di miglioramento relative all’uso delle competenze esecutive nella gestione dei compiti scolastici
  • fase 1: insegnamento di strategie. L’obiettivo di questa fase è stimolare lo sviluppo delle competenze esecutive ed individuare modalità alternative che possano migliorare e sviluppare le competenze assenti/deficitarie.
  • fase 2: impostazione di una routine di studio. L’obiettivo di questa fase è stimolare il ragazzo all’uso delle strategie trovate in precedenza al fine di creare delle “routine di studio” sia a casa che a scuola.
  • fase 3: costruzione di abitudini. L’obiettivo di questa fase è consolidare le competenze del ragazzo e “sistematizzare” le procedure di studio apprese.
  • fase 4: sviluppi di apprendimenti e generalizzazioni. L’obiettivo di questa fase è insegnare al ragazzo che le strategie apprese durante i momenti di studio, possono essere messe in atto anche in altri contesti.
  • fase 5: autonomia nella gestione del compito. L’obiettivo finale è accrescere e migliorare l’autonomia del ragazzo, andando ad incrementare anche il suo senso di auto-efficacia e la sua autostima.

In conclusione

L’obiettivo ultimo di questa metodologia è quello di far riflettere il bambino su come affrontare un compito, che può essere lo studio di una materia, ma anche la sistemazione della sua cameretta.

La metacognizione, ovvero la capacità di auto-osservarsi e riflettere sui propri stati mentali, nel metodo S.T.A.R.T. viene posta in relazione allo studio. Il bambino impara a riflettere su cosa sa di sé come studente, quali sono le sue abilità e le strategie che può mettere in atto.

Nel metodo S.T.A.R.T. non si chiede soltanto di fare i compiti con il bambino, ma piuttosto si lavora insieme per migliorare l’autonomia di studio e soprattutto l’autogestione del bambino con ADHD, nella pianificazione ed esecuzione di compiti.

Pertanto “Non serve solo ripetere, serve fare in modo diverso” (G.Daffi).

Sono Chiara Maria De Leone psicologa clinica, laureata nel 2017 presso l’università Carlo Bo di Urbino, iscritta all’albo degli psicologi delle Marche dal 2019. Ho completato il corso di formazione per Tutor DSA e attualmente frequento un Master per i disturbi specifici dell’apprendimento con l’Istituto Galton, ricerca e formazione” di Roma, ente accreditato MIUR. Attualmente sono in formazione per diventare psicoterapeuta presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC con sede ad Ancona.

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