Vamping, restare svegli per tutta la notte

vamping restare svegli tutta la notte

Tra i molti disturbi collegati allo smodato utilizzo di strumenti elettronici e all’abuso di Internet si annovera anche il così detto VAMPING, ovvero restare svegli per tutta la notte.

Con tale espressione si designa l’abitudine a rimanere svegli tutta la notte a chattare e socializzare con gli altri utenti della rete. L’etimologia di questo nome deriva dalla parola “vampiro”, la creatura mitologica che dorme di giorno e vive di notte. 

Questo fenomeno è abbastanza recente. Lo si riscontra in tutto il mondo ed ha preso piede in Italia negli ultimi anni, contagiando soprattutto i più giovani. La fascia di età maggiormente interessata comprende i ragazzi e le ragazze tra gli 11 e i 13 anni.

Gli adolescenti sacrificano necessarie ore di sonno preferendo ad esse, restare attivi su dispositivi digitali quali telefono, tablet o computer. Secondo quanto emerge da una indagine Eset, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell’Unione europea, 1 ragazzo su 2 rimane connesso per molte ore durante la notte.

Perché di notte?

Questa voglia di essere connessi soprattutto di notte è una diretta conseguenza del fatto che i ragazzi non sono controllati dagli adulti in quel momento e possono chattare per tutto il tempo indisturbati.

Per un adolescente, l’esperienza di vivere di notte genera un senso di libertà e di autonomia che durante il giorno non può sperimentare altrettanto intensamente. Così facendo, egli sente di essere autonomo e di possedere il controllo della propria vita, proprio partendo dall’orario in cui va a dormire.

La considerazione che spesso i genitori siano convinti che il figlio in quel lasso di tempo stia dormendo, acuisce il senso di trasgressione, incrementando la sensazione di soddisfazione e di libertà nell’ adolescente.

Quali sono le cause?

Può sembrare, ad una prima lettura, che il vamping sia connesso alla noia.

In realtà le radici di questo comportamento affondano nella necessita di voler evadere dalla realtà e nella mancanza / scarsa capacità di socializzazione nella “vita reale”.

Infatti, nelle ore notturne, i ragazzi sembrano essere più intenzionati a chattare con sconosciuti piuttosto che con gli amici. Protetti dall’anonimato dello schermo, essi si costruiscono una nuova identità, diversa in toto da quella della vita diurna.

Con l’uso di profili fake e servendosi di immagini profilo “cartoon”, creano e  trovano rifugio in  una vita virtuale sicura ed appagante.

Vivono di relazioni virtuali, ma comunque intense,  certi di venir  accettati da chiunque per quello che credono  di essere.

Quali sono le conseguenze?

Rimanere svegli per tutta la notte modifica il ritmo sonno/veglia con conseguente stanchezza e sonnolenza durante il giorno. Il vamping è connesso a disturbi dell’umore (come l’aumento dell’ansia, difficolta nella gestione della rabbia e depressione) e alle dipendenze digitali.

Si crea sempre di più un vuoto relazionale nella realtà, che verrà colmato di notte con l’azione del chattare.

L’anonimato del web

Sembra quasi superfluo sottolineare i gravi rischi connessi ad un comportamento rischioso nell’uso compulsivo e privo di controlli della realtà virtuale offerta dal WEB.

Rifugiarsi nel mondo oscuro del web, presenta rischi ancora maggiori, soprattutto se a navigare in questo mondo anonimo e notturno sono ragazzini e adolescenti, privi degli strumenti necessari a riconoscere le insidie e gli inganni della rete.

L’anonimato è quasi sempre un campanello d’allarme, perché non permette di sapere chi sia davvero l’interlocutore.

Si può venire in contatto con adulti male intenzionati che mediante finti profili conquistano la fiducia del ragazzo o della ragazza, inducendoli poi a comportamenti rischiosi e dannosi, dal sexting ( scambi di messaggi e foto a sfondo sessuale)al revenge porn ( utilizzo non autorizzato, in rete di foto e immagini  a tema sessuale della vittima, rivolte a screditarla), alle truffe, al tristemente noto cyberbullismo, fino al coinvolgimento del minore in siti di pedopornografia, con tutti i pericoli che ciò comporta

4 accorgimenti per il Vamping, restare svegli tutta la notte

  1. Educare fino dalla tenera età all’uso corretto della tecnologia attraverso regole precise e condivise in famiglie.
  2. Far vivere al ragazzo le esperienze nella “realtà”. È importante che l’adolescente, possa durante il giorno crearsi dei momenti di socializzazione legati allo sport o alla scuola al fine di creare nuove connessioni amicali.
  3. Essere qualitativamente presente come genitore e con discrezione offrirsi quale punto di riferimento in caso il ragazzo si trovi in situazioni di difficolta.

L’adolescente, di per sé stesso soggetto vulnerabile e di limitata capacità di autoregolazione, deve poter usufruire della collaborazione congiunta dei genitori, della scuola e di svariate associazioni rivolte ad offrire una educazione digitale.

L’ammontare di “like” e dei followers non può essere un mezzo di misurazione dell’autostima, e lo smartphone è soltanto uno strumento.

Non è neanche l’unico che si ha disposizione per interagire e creare relazioni sociali, che siano fondate sulla conoscenza dell’altro e sul rispetto.  

Sono Chiara Maria De Leone psicologa clinica, laureata nel 2017 presso l’università Carlo Bo di Urbino, iscritta all’albo degli psicologi delle Marche dal 2019. Ho completato il corso di formazione per Tutor DSA e attualmente frequento un Master per i disturbi specifici dell’apprendimento con l’Istituto Galton, ricerca e formazione” di Roma, ente accreditato MIUR. Attualmente sono in formazione per diventare psicoterapeuta presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC con sede ad Ancona.

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